EPILOGO

Nell'iniziare le mie lezioni di estetica, fui guidato da una affermazione di Maurice Blondel, per il quale l'ideale di bellezza è il Verbo incarnato. Elaborai questo pensiero e giunsi a considerare l'Uomo come il luogo della bellezza. Con questa certezza incominciai a cercare degli ideali di umanità che potessero offrirmi una via per raggiungere, in pienezza, l'umana bellezza. Era quasi naturale iniziare dall'Umanesimo; e così feci.

Il risultato, alla fine di tante letture e riflessioni, è certamente un po' deludente: nell'arte odierna spesso è proprio l'uomo ad essere assente, ad essere sfigurato, se non giocato. Il suo volto, la sua bellezza, sembra perduta. Ma è sventura? Non sarà forse l'inizio di una liberazione? La preparazione di una più profonda e raggiante bellezza?

Ho iniziato lo svolgimento di queste lezioni con il «canto del nottambulo», che Nietzsche ci offre alla fine della quarta parte della sua opera Così parlò Zarathustra, interpretato dalla musica di G. Mahler e dalla danza di Jorge Donn e Shonach Mirk. Siamo così entrati, con il nostro pensiero, nella caverna della choreia una e trina, dalla quale tutta l'arte occidentale trae la sua origine. Ora vorrei continuare la lettura del testo di Nietzsche, che segue il canto: «il mattino dopo quella notte, Zarathustra balzò dal suo giaciglio, si cinse i lombi e uscì dalla sua caverna, ardente e forte, come un sole al mattino, che venga da nere montagne».

Al momento dell'epilogo, in cui si prende congedo, vorrei entrare con il Michelangelo nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze, che potrebbe essere una caverna della società scientifica e tecnologica, per fissare il nostro sguardo sulle tombe medicee, sul Giorno e sulla Notte che si parlano:

Noi abbiamo col nostro veloce corso condotto alla morte
el duca Giuliano;
è ben giusto, che e' ne faccia vendetta come fa.
E la vendetta è questa:
Che avendo noi morto lui,
Lui così morto ha tolta la luce a noi,
e cogli occhi chiusi ha serrato e' nostri,
che non risplendon più sopra la terra

(Michelangelo, Rime, xvii).

Le arti figurative diventarono assai prolifiche attraverso la prospettiva geometrica e l'antropometria classica; la poesia, nelle sue varie espressioni, divenne talvolta spietata indagatrice dell'animo umano e limpida espressione delle profondità della nostra psiche; la musica elaborò il suo canto e fece parlare l'ineffabile, con l'abile impiego delle regole.

Un dubbio: gli strumenti espressivi (una specie di Sagrestia Nuova, trionfo della classicità) non divennero forse coercitivi dell'ispirazione del genio e della creatività artistica? Il volto del Giorno, appena sbozzato, non è forse il nostro volto, messo a confronto con quello compiuto della Notte? Fuori metafora, e come caso emblematico, le arti figurative non finirono forse prigioniere della prospettiva, la musica dei suoi strumenti e della sua stessa sintassi? Se così fosse, più che di una perdita del volto, si tratterebbe di un tentativo, da parte del mondo dell'arte, di svincolarsi dai suoi precettori, per riacquistare la sua libertà. Allora dovremmo prendere atto che l'uomo sta ancora cercando nuove vie per incontrare la sua bellezza, una bellezza autentica, ingenua, come il candore d'un pensiero semplice o di una scoperta salutare. Il volto del Giorno del Michelangelo e il risveglio di Zarathustra si possono congiungere; possiamo allora ripetere il «canto del nottambulo», il canto che sempre ritorna, per una nostra rigenerazione.

Ne segue che la situazione odierna dell'arte è ambigua, in quanto esprime forse la libertà dell'uomo, che può sempre scegliere tra il Giorno e la Notte, tra la vita e la morte, e che si trova appunto in uno dei suoi momenti più cruciali: c'è serietà infatti, sofferenza, attesa; e i tentativi di ritornare alle origini, come un bambino ritorna alla madre, sono forti e abbastanza diffusi. Abbiamo quindi l'arte che siamo.

Perciò quella che sembra sia una perdita può diventare una opportunità, però bisogna rivedere quale modello di umanità opera, e se opera, nella mente dell'uomo d'oggi, poiché anche la Notte ha le sue seduzioni. Perché la nostra bellezza ontologica possa farsi strada e venire sempre più alla luce, nel risveglio del Giorno, è necessario togliere le tenebre, scoprire ed accogliere la verità sull'uomo. Su questo ho cercato di tenere fissi gli occhi della mente, durante tutto il cammino che abbiamo percorso.