INTERMEZZO
GIOCONDA E DONNA CON RASTRELLO

 

Adunque la pittura è filosofia.
(leonardo da vinci, Trattato della pittura, i, 6)

 

L'affermazione principale di queste lezioni di estetica è che la bellezza deve essere cercata nell'uomo, luogo della sua manifestazione. Con questa tesi ho esaminato alcuni significativi modelli di umanità, costruendo un inventario di opzioni, a partire dall'umanesimo e dal rinascimento, che sembravano promettere molto a motivo del loro grande apprezzamento per l'ideale dell'humanitas. Il risultato finale fu contro le attese, in quanto ho visto rompersi l'humanitas, fino ad offrirmi un uomo senza volto.

La parabola di questa verifica può essere espressa con una metafora che accosta la Gioconda del Leonardo alla Donna con rastrello di Malevic; e lascio a Malevic narrare la metafora: "Finora c'è stato il realismo delle cose, non quello di unità della pittura, dei colori che si strutturano in modo da non dipendere né dalla forma, né dal colore, né dal loro reciproco rapporto; ogni forma è libera e individuale, ogni forma è un mondo. Qualunque piano della pittura è più vivo di un volto in cui campeggiano due occhi ed un sorriso" (Malevic (1916), 1975; 1977, 189).

Benché lo sguardo e il sorriso della Gioconda siano talmente enigmatici da consentire qualsiasi interpretazione, essi non soddisfanno il formalismo astratto, e cioè quella ricerca delle pure forme che ritiene un pentagono o un esagono scolpiti opere più alte della Venere di Milo e del £mostruoso£ David di Michelangelo. Anche Leonardo esaltava la pittura, come filosofia, per la sua capacità di estendersi sulla superficie dei corpi, sui colori e sulle forme di qualsiasi realtà creata, liberandoli dalla grandezza e dal peso naturali; però per Malevic questo intento fallì per la preoccupazione del soggetto, della denominazione: £le cose più preziose della creazione pittorica sono il colore e la fattura, questa è l'essenza della pittura, ma tale essenza della pittura è sempre stata uccisa dal soggetto. E se i maestri del rinascimento avessero trovato la superficie della pittura, questa sarebbe stata molto più importante e preziosa di qualunque Madonna e Gioconda. Qualunque pentagono o esagono scolpito sarebbe stato un'opera di scultura più alta della Venere di Milo o del David£ (Malevic (1916), 1975; 1977, 180).

In quattro secoli, dalla Gioconda alla Donna con rastrello, sono mutate radicalmente la creazione artistica e la fruizione estetica, la concezione della bellezza e l'ammirazione della natura o di qualsiasi realtà data. £L'arte è la capacità di creare una costruzione che non derivi dalla interrelazione tra forma e colore, né si basi sul gusto estetico di un'armonica costruzione compositiva, bensì sul peso e sulla direzione del movimento. Alle forme occorre dare vita e diritto a una esistenza individuale. La natura è un quadro vivo che si può ammirare; e noi siamo il cuore vivo della natura, siamo la costruzione più preziosa di questo gigantesco quadro vivente, siamo il cervello vivo che ne amplia la vita. Copiarla è un furto e chi la copia è un ladro; una nullità che non può dare nulla ma che ama prendere e dire che è roba sua. Il pittore ha fatto voto di essere un libero creatore, non un libero saccheggiatore. Il pittore ha avuto il talento per dare alla vita la sua parte di creazione e accelerare l'agile corsa della vita. Soltanto nella creazione assoluta conquisterà i propri diritti. Ciò sarà possibile quando avremo liberato tutte le nostre arti dalla idea piccolo-borghese del soggetto e avremo insegnato alla coscienza a non vedere la natura solo come cose e forme reali, ma come il materiale dalla cui massa occorre ricavare forme non aventi niente in comune con essa£ (Malevic (1916), 1975; 1977, 180).

E' quindi il soggetto, il tema, il volto che fanno la differenza dell'humanitas di Leonardo e di Malevic, delle loro versioni pittoriche.

La Gioconda, forse un ritratto postumo della madre di Leonardo, nella sottile nebbia che l'avvolge diventa sibillina e vela gli eventi della sua vita, lasciando dietro di sé una scia di fumo: è lo stile, il carattere, la forma mentis del Leonardo, che sa bene quanto siano più belle le cose quando esse sono indistinte; egli ha intessuto sapientemente le fila del £suo enigma£ che, in realtà, è il suo vero soggetto. £Leonardo, il quale pensava che la esperienza, madre della saggezza, non sbaglia mai e dava per scontata la possibilità di capire tutto attraverso di essa, ammette finalmente che la natura è piena d'infinite ragioni che non furon mai in isperienza. Cede alla necessità: è questa la regola e il freno di ogni cosa. Non si addentrerà ulteriormente nella caverna oscura; allora, mettendo da parte scalpello, penna e compasso, vinto e, come ripete, stupefatto dai misteri che contempla senza tuttavia riuscire a penetrarli, inchinandosi alla divina grandezza, si accontenta di manifestarla e riprende il pennello. La Sant'Anna, la Gioconda, la Leda e il San Giovanni Battista i cui sorrisi si sforzano di esprimere l'indicibile - le verità in mezzo alle quali il saggio vacilla - sono opere contemporanee alla conclusione dei suoi lavori di anatomia, di idraulica e di geologia; sembra che Leonardo abbia, nel senso originario del termine, ciò che oltrepassa i confini delle scienze naturali£ (Bramly 1988; 1990, 297).

La Donna con rastrello, invece, è la perfetta fusione del colore e della linea, la negazione di ogni incertezza o, se vogliamo, di ogni mistero: £queste forme dicono che l'uomo è pervenuto all'equilibrio, dallo stato della ragione unica a quello della ragione doppia: ragione utilitaristica e intuitiva£ (Malevic (1916), 1975; 1977, 189). La forma pura del volto diventa un uovo bianco e nero, sullo sfondo chiaro dell'azzurro; e il paesaggio è dato da fasce orizzontali bianche, ocra, verdi e rosse: il tutto presenta una donna russa, direi, con un rastrello, per significare la sua occupazione, il senso del suo abbigliamento. Difficile, comunque, negare che abbia un suo splendore, un suo messaggio. Ma non c'è volto o, meglio, mancano gli occhi.

La perdita del volto umano, dei suoi occhi, è il risultato di molte £complicazioni£, di molte perdite in riferimento alla relazione tra uomo e Dio, tra anima e corpo, tra ragione e sentimento, tra sentimento ed emozione. La perdita della relazione all'Unico necessario rende l'arte soggettiva, troppo soggettiva, ed espressione quindi di una antropologia chiusa. Ci sono certamente delle eccezioni, in tutti i secoli ed anche oggi, però il predominio di alcune tendenze modifica il panorama dell'arte, in quanto modifica le dominanti culturali che creano il contesto. Ora le rotture espresse nell'arte sono la proiezione delle disintegrazioni già avvenute nell'autopercezione della persona umana.

Perciò ora vorrei fare il tentativo di un ritorno all'uomo, compreso però nell'integrità della sua persona e delle sue facoltà. In questo tentativo forse anche la bellezza e l'arte ritrovano un loro senso.