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Tu, Domine, summe sensibilis
es!
(SANT'ANSELMO, Proslogion, c. VI)
L'arte, il sentimento e la bellezza sono i temi principali della filosofia estetica e determinano, in base all'attenzione loro accordata, le prospettive fondamentali secondo cui si orientano le analisi e si organizzano i risultati. Le varie estetiche si presentano quindi come filosofie dell'arte, teorie del sentimento o metafisiche della bellezza. Evidentemente l'orientamento prevalente non esclude gli altri, ma li assume interpretandoli e strutturandoli in modo diverso.
Una filosofia dell'arte riflette sul senso del fenomeno artistico nella vita umana e sulla essenza della bellezza; tema centrale è la creazione artistica, che richiama il problema dell'attività espressiva dell'uomo e quindi del sentimento. La questione sulla bellezza va a situarsi al margine della riflessione e, talvolta, viene ignorata. Nédoncelle, che considera essenziale la bellezza nella determinazione del senso dell'arte, esprime bene questa prospettiva poietica quando scrive: "La scienza dell'arte è la migliore introduzione alla estetica; e questa non è che una riflessione su quella, destinata a coglierne i principi e i risultati più generali. L'estetico è il filosofo dell'arte: cerca di chiarirne la natura e di descriverne la origine, le forme e la finalità; tenta di valutarne i rapporti con il bello e analizza il mistero della stessa bellezza" (Nédoncelle 1963, 1).
Una teoria del sentimento mette in evidenza la importanza della esperienza estetica e della ispirazione artistica, riflette sul giudizio estetico, che si presenta sempre come una intuizione, e tenta di chiarire il significato dell'arte nel contesto delle azioni umane. In tale indagine si privilegiano gli apporti della psicologia o della epistemologia, in corrispondenza al modo d'intendere il rapporto tra sentimento e ragione, e cioè se in termini di continuità o di rottura. L'analisi del sentimento è inscindibile dalla critica delle arti, che sono sempre e comunque espressione di sensibilità e affettività, e conduce quindi ad una filosofia dell'arte, intesa in chiave funzionale. Su questa strada incontriamo Baumgarten, Kant, Schiller, Croce, Bergson, ed altri. In tale prospettiva è significativa la posizione della Langer che, sulla linea di E. Cassirer e di E. Panofsky, riconosce al sentimento e ad ogni intuizione uno statuto intellettivo ed ama definire l'arte come creazione di forme simboliche del sentimento umano. "Una opera d'arte differisce da tutti gli altri oggetti belli per il fatto di essere "superficie cristallina e trasparenza", non cosa, per nessun rispetto che importi, ma simbolo. Ogni buon filosofo o critico d'arte, naturalmente, sa che il sentimento è in qualche modo espresso nell'arte [...]. La portata di un simbolo artistico non può essere costruita allo stesso modo del significato di un discorso, ma deve essere prima di tutto considerata in toto; vale a dire, l'intendimento di una opera d'arte comincia con una intuizione del sentimento presentato nel suo complesso" (Langer 1953; 1975, 74. 414).
Una metafisica della bellezza realizza un mutamento di livello rispetto alle due prospettive precedenti, le quali si attuano comunque entro i limiti della conoscenza e della esperienza umana. La operazione fondante di una simile estetica è l'affermazione del bello in sé, i cui riflessi si possono scorgere nella natura, nell'uomo e nell'arte. Forse nessuno, meglio di Platone, potrebbe rappresentare questa prospettiva metafisica che pone l'ideale della bellezza al di sopra dell'uomo. Platone, che riconosceva l'esistenza dei corpi, delle anime e delle idee eterne e immutabili, affermava analogamente l'esistenza di una bellezza corporea, spirituale ed assoluta. La bellezza reale e visibile è riflesso di quella ideale e invisibile; tale riflesso suscita nell'uomo il desiderio di scoprire e possedere definitivamente la pura bellezza; e questo ardore fa progredire l'uomo, amante della bellezza, nel superare se stesso e lasciarsi possedere dal bello in sé. "A colui che è stato educato fin qui nelle questioni d'amore, rivela Diotima a Socrate, attraverso la contemplazione graduale e giusta delle diverse bellezze, giunto che sia ormai al grado supremo della iniziazione amorosa, all'improvviso si rivelerà una bellezza meravigliosa per sua natura, quella stessa in vista della quale ci sono state tutte le fatiche di prima: bellezza eterna, che non nasce e non muore, non si accresce né diminuisce, che non è bella per un verso e brutta per l'altro, né ora sì e ora no; né bella o brutta secondo certi rapporti; né bella qui e brutta là, né come se fosse bella per alcuni, ma brutta per altri. In più, questa bellezza non gli si rivelerà con un volto né con mani, né con altro che appartenga al corpo, e neppure come concetto o scienza, né come residente in cosa diversa da lei, per esempio in un vivente, o in terra, o in cielo, o in altro, ma come essa è per sé e con sé, eternamente univoca, mentre tutte le altre bellezze partecipano di lei in modo tale che, pur nascendo esse o perendo, quella non si arricchisce né scema, ma rimane intoccata" (Simposio 210e - 211a-b).
La prospettiva, che prende la nostra riflessione, si colloca nella seconda ipotesi, però con qualche modifica: se bisogna ampliare il significato di razionalità per capire il sentimento (come sostiene la Langer sulla linea di Cassirer, che estende la critica della ragione fino alla cultura), bisogna ampliare anche il valore attribuito alla sensibilità umana, che è conoscenza ed affettività, per capire la bellezza percepita e realizzata dall'uomo; e questi due ampliamenti sono possibili, a condizione di scoprire accanto al senso e all'uso del nostro logos anche il senso e l'uso del nostro analogos, ossia l'uso analettico e dialettico della nostra razionalità. Se l'arte è il simbolo del sentimento, la bellezza ne è l'oggetto formale; se il sentimento è la manifestazione più nobile e pregnante della nostra sensibilità, la sua capacità di conoscere ed esprimere la bellezza è ciò che la rende umana; se l'arte si definisce per il sentimento, il sentimento si definisce per la bellezza; se la logica è normativa del pensare e l'etica dell'agire liberamente, l'estetica è normativa del sentire umanamente.
In breve, il luogo della bellezza è l'uomo. Perciò la estetica è una teoria generale della sensibilità umana in quanto umana; e la espressione esaustiva, anche se spesso germinale, di tale sensibilità è il volto.